Il codice sessuale dei mafiosi è fatto di una serie rigorosa di regole non scritte. Roberto Saviano ne parla in un articolo pubblicato su «El País» in cui traccia gli imperativi coi quali si educano gli adepti fin dall’adolescenza. « Probabilmente – scrive l’autore di “Gomorra” – non c’è nulla che spieghi meglio il codice sessuale che vige in queste terre se non l’impossibilità che nessun ambito si sottragga alla logica ferrea del possesso, della gerarchia, del potere, del controllo territoriale. Regole complesse, riti rigorosi, vincoli incrollabili».
«Mai sotto ad una donna» è l’imperativo col quale si cresce nei territori controllati dai clan, spiega lo scrittore napoletano. «Se mentre fai l’amore decidi di stare sotto – prosegue Saviano – stai scegliendo di sottometterti anche nella vita di tutti i giorni». Mai sesso orale, poi. «Riceverlo è lecito, farlo a una donna è “da cani”». Per il gentil sesso è tutto più complicato, continua lo scrittore. «Ed è un mantenersi in precario equilibrio tra modernità e tradizione, tra gabbia moralista e totale libertà per affrontare le questioni d’affare. Le donne possono ordinare un’esecuzione però non possono permettersi di avere un amante o di abbandonare un uomo. Possono decidere se investire in un settore del mercato ma non truccarsi quando il loro uomo è in carcere. Vestirsi elegantemente, imbellettarsi mentre il marito è dentro significa che lo fanno per qualcun altro. Farsi la tinta equivale a una silenziosa confessione di tradimento. La moglie esiste solo in relazione all’uomo. Senza di lui è come un essere inanimato. Un essere a metà. Durante i processi, non è raro vedere le donne negli spazi riservati al pubblico mentre mandano baci o semplici saluti agli accusati che stanno dietro le sbarre. Sono le loro mogli, anche se molte volte sembrano le loro madri. Se in strada le incroci ben vestite e truccate, significa che il loro uomo è vicino, è libero e comanda. E il comandare riflette il suo potere sulla donna. Tuttavia sono le donne dei boss incarcerati quelle che, in molti casi, comandano di più».
Nelle terre di mafia le storie delle donne si assomigliano tutte, scrive ancora Saviano sul quotidiano spagnolo. «In generale, marito e moglie si conoscono da adolescenti e si sposano tra i 20 e i 25 anni. Sposarsi con la ragazza che si conosce fin da piccoli è fondamentale, ma sempre che sia vergine. Impossibile sottrarsi a questa prassi. E chi crede di poter liberarsi da queste regole si sbaglia. Anche col corteggiamento si marca il territorio. E avvicinarsi a una donna significa correre il rischio di invadere il territorio non proprio». Lo scrittore napoletano cita poi esempi illustri, di adepti uccisi perché avevano corteggiato (o meglio, posteggiato) la ragazza destinata a un membro del clan rivale. Perché «amare, decidere di fare l’amore, baciare, fare un regalo, sorridere, toccare una mano, tentare di sedurre una donna o essere sedotto può diventare un gesto fatale. Il più pericoloso. Addirittura l’ultimo».
(Corriere del Mezzogiorno)




