«Se il Vesuvio si svegliasse e decidesse di “starnutire” potremmo prevederlo con circa 72 ore d’anticipo».
Ad Affermarlo è Giampaolo Giuliani, il ricercatore del Laboratorio del Gran Sasso che ha dichiarato di aver previsto il terremoto che a il 6 aprile ha colpito l’Abruzzo.
Il tecnico, a Napoli per partecipare a uno incontro dall’Ateneo partenopeo sui terremoti, ha detto che si potrebbe impiantare anche in Campania una rete, come quella abruzzese, in grado di calcolare la concentrazione del radon, la cui presenza è considerata, in base alle ricerche condotte fino a questo momento, un precursore sismico.
«Ho una bozza per lo sviluppo di un progetto che potrebbe essere portato avanti qui in Campania – ha detto – i risultati ottenuti ci indicano come costruire una rete di monitoraggio». Nella sua presentazione, sono evidenziati cinque differenti punti di monitoraggio: Caserta, Avellino, Salerno, Sorrento e Pozzuoli.
«Una rete – ha aggiunto Giuliani – che permetterebbe un controllo pari a 12.000 Km quadrati di territorio». «I terremoti non si possono prevedere se si utilizzano solo i sismografi – ha spiegato – le cose cambiano se si usa il Rilevatore gamma che studia la concentrazione di radon».
Sulla possibilità espressa da Giuliani di prevedere i terremoti tra le 6 e le 24 ore prima che si verifichino, il geofisico Paolo Gasparini, professore di Fisica Terrestre dell’Università di Napoli Federico II, resta scettico.
«Sappiamo dove avvengono e continueranno a verificarsi – ha detto – possiamo anche calcolare la probabilità che si verifichino». Diverso, però, è avere la certezza del luogo e del momento esatto: «Non bisogna creare allarmismi – ha concluso – né pensare a evacuazioni preventive». (Il Mattino)




